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I numeri
del miele in Italia: 55 miliardi di api per 50 mila
apicoltori.
La produzione di miele in Italia si aggira mediamente attorno
alle 10.000 tonnellate/anno.
Nel 2001 la produzione è stata molto scarsa a causa delle
cattive condizioni meteorologiche, risultando di poco
inferiore alle 8 mila tonnellate, quasi il 30% in meno del
2000 (10.300 tonnellate). Leggermente in diminuzione anche le
importazioni (da Argentina, Ungheria, Germania e Romania),
passate dalle 12.486 tonnellate del 2000 alle 11.737 del 2001.
In aumento del 18% le esportazioni (in Germania, Austria,
Francia e Svizzera), passate dalle 3.298 tonnellate del 2000
alle 3.892 tonnellate del 2001.
Quasi azzerate le importazioni dalla Cina – che fino al ’95
esportava in Italia oltre 2 mila tonnellate l’anno – in quanto
è stato riscontrata la bassissima qualità dei mieli prodotti e
gli alti contenuti di metalli e antibiotici (recentemente ne è
stata bloccata l’importazione in tutta la Comunità europea).
Il consumo di miele in Italia è stato nel 2001 di circa 16.000
tonnellate (285 grammi pro-capite), il 23% in meno del 2000.
Nel 2000 era stato di circa 20.000 tonnellate (360 grammi
pro-capite). In realtà questi dati tengono conto solo in parte
del miele prodotto per autoconsumo, stimabile all’incirca in
1.500-2.000 tonnellate/anno, il che farebbe salire il consumo
pro-capite, per il 2001, a circa 300 grammi.
Rispetto agli altri Paesi europei il consumo di miele in
Italia è comunque molto basso, se si considera che la media
europea è intorno ai 700 grammi e i tedeschi e i greci
consumano ogni anno oltre un chilo di miele.
I più grandi produttori al mondo di miele sono, in ordine, la
Cina (180.000 t), gli Stati Uniti (90.000 t), l’Argentina
(85.000), il Messico (60.000) e il Canada (34.000). In Europa
il primato della produzione va alla Germania (13.000). La
produzione totale mondiale è pari a 1,2 milioni di tonnellate
di miele all’anno (più o meno quanto può contenere il bacino
del lago di Bolsena).
Facendo un confronto sui consumi tra queste nazioni, risulta
che i più grossi esportatori sono la Cina (che ha un consumo
pro-capite annuo di soli 92 grammi), il Messico (293 g consumo
pro-capite) e l’Argentina (200 g), mentre Stati Uniti (575 g),
Canada (867 g) e soprattutto Germania (1.082 g), oltre ad
avere grandi produzioni, sono anche grandi consumatori. Da una
recente stima elaborata dall’Unione nazionale delle
Associazioni degli Apicoltori italiani (Unaapi), i produttori
apistici - gli apicoltori che svolgono l'attività a fini
economici e ricavano un reddito rilevante dall'attività - sono
7.500, circa il 15% del totale degli apicoltori italiani (50
mila).
Gli alveari superano il milione (1.100.000 circa) e le api
sono circa 55 miliardi.
Il valore monetario della produzione di miele (materia prima,
quotazioni all’ingrosso) supera di poco i 20 milioni di Euro,
valore che sale a circa 60 milioni di Euro se si considera
l’indotto.
Più o meno fa 55 Euro ad alveare, un Euro ogni mille api.
Altissimo il valore delle api italiane dal punto di vista
ambientale: il valore monetario stimato per il servizio di
impollinazione all'agricoltura è pari a 2,6 miliardi di
Euro/anno (senza le api gran parte della frutta e degli
ortaggi non potrebbero svilupparsi), mentre quello relativo
alle specie spontanee supera i 3 miliardi di Euro/anno. E’
come dire che le api, per l’ambiente, valgono circa 10
centesimi l’una. Un alveare ... 5.000 Euro (ben 10 milioni di
vecchie Lire).
Per produrre un grammo di miele serve il lavoro di 5 api e
ognuna di loro, per raccogliere un grammo del nettare
necessario per produrlo, compie oltre 50 voli. |