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MIELE: PER VALORIZZARE LA PRODUZIONE ITALIANA SERVE UN STRATEGIA COMUNE E CONDIVISA TRA STATO, REGIONI E PRODUTTORI. IL MINISTRO DE CASTRO: CONVOCATO IL TAVOLO DI FILIERA PER SBLOCCARE I 6 MILIONI DI EURO DESTINATI ALL’APICOLTURA.


(6 novembre 2006) Concordare e condividere una strategia d’attacco che faccia uscire l’apicoltura italiana dall’attuale crisi di mercato e contribuisca alla valorizzazione e promozione dei mieli italiani.
E’ questo in sostanza il messaggio uscito dall’incontro tra il Governo, le Regioni e i Produttori di miele riuniti oggi a Castel San Pietro Terme (Bo), in occasione del Seminario "Mieli e api, provvedimenti concreti di sostegno e strategie nazionali condivise di valorizzazione e sviluppo".
Seminario miele“Nei prossimi giorni si riunirà il tavolo di filiera sul miele – ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro – per affrontare e risolvere le problematiche del settore. Al più presto verranno sbloccati i 6 milioni di Euro a sostegno dell’apicoltura fermi dal 2004 – ha proseguito il ministro – e chiariti i dubbi sull’etichettatura del miele e sulla tracciabilità di prodotti come la pappa reale. Usciti dall’emergenza – ha concluso De Castro – lavoreremo insieme per utilizzare al meglio le risorse e per mettere in campo azioni per la valorizzazione e certificazione dei mieli italiani di qualità, ordinando un settore ora troppo frammentato, ricorrendo anche al neonato “ologramma di Stato”, il marchio anticontraffazione che presto verrà adottato per i prodotti italiani di qualità”.
Il settore dell’apicoltura italiana, che conta 80 mila apicoltori, con una capacità produttiva di circa 17 mila tonnellate di miele all’anno e un valore monetario di circa 34 milioni di Euro, da ormai due anni è in grave crisi di mercato, in gran parte causata dalla globalizzazione: diminuiscono infatti i prezzi all’ingrosso (e perciò il reddito dei produttori) nei paesi importatori come l’Italia e aumentano quelli dei Paesi esportatori come Cina, Argentina e Brasile, che hanno però costi di produzione molto più bassi.
Per uscire da questa spirale l’unica possibilità è quella di valorizzare e promuovere i mieli italiani, dall’altissima qualità, ma soprattutto varietà. I 34 monoflora italiani (dai comuni acacia e castagno ai più rari corbezzolo e rododendro) e i numerosissimi mieli millefiori non hanno concorrenti in nessuna parte del mondo.
Tra le proposte emerse dal Seminario, organizzato dall’Osservatorio nazionale del miele, quella di definire al più presto l’utilizzo delle risorse stanziate dalla legge sull’apicoltura; risolvere il problema dell’etichettatura del miele di bosco (dizione non ancora ammessa in Italia per il miele di melata contrariamente a quanto accade negli altri Paesi dell’Unione) e fare chiarezza sulla pappa reale, un prodotto fortemente minacciato dalla concorrenza cinese, che continua a proporre prezzi stracciati a scapito della salubrità del prodotto: argomenti sui quali il ministro De Castro si è detto pronto ad intervenire.
Relativamente alle strategie nazionali da condividere, in grado di valorizzare la grande tipicità e qualità dei mieli italiani - come è emerso dall’intervento di Giancarlo Naldi, presidente dell’Osservatorio nazionale miele - bisogna puntare su un numero non inflazionato di marchi di riconoscimento, preferibilmente IGP: un numero in grado di rappresentare le più significative – in termini quantitativi - produzioni tipiche italiane.
Tra i mieli che caratterizzano la produzione nazionale, quelli di acacia, castagno, eucalipto, agrumi, il millefiori alta montagna, di macchia mediterranea, il miele di bosco e alcuni mieli legati a territori omogenei, come potrebbe essere il miele di Sardegna.

 

aggiornato a: 06.11.2006  

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