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osservatorio del miele

 

RILEVAZIONE MESI ANNO 2002

Gennaio::Febbraio::Marzo::Aprile::Maggio::Giugno::Luglio::Agosto::Settembre::Ottobre::Novembre::Dicembre

DICEMBRE 2002

Mercato pressoché fermo con transazioni limitate per poca disponibilità di prodotto. Quasi tutto il miele prodotto è infatti già stato venduto. La richiesta resta altissima per ogni tipo di miele.
Rimane buona
l'offerta di corbezzolo in Sardegna, grazie all'elevata produzione autunnale.
I prezzi sono molto elevati per il miele d'acacia (intorno ai 5 Euro/kg), per il millefiori (fino a 3 Euro /kg) ed in genere per tutti i tipi di miele che, a parte la melata, si sono attestati sui 3 Euro/kg.


NOVEMBRE 2002

Mercato pressoché fermo, con scarse transazioni (e sempre di piccole partite) e poca disponibilità del prodotto, anche se la richiesta è altissima per ogni tipo di miele. Restano molto lati i prezzi del miele d'acacia (intorno ai 5 Euro/kg). In crescita anche i prezzi del miele importato dall'Est europeo, sia quello di acacia, sia il poliflora, che ormai ha gli stessi prezzi di quello nazionale.
Da segnalare una lieve flessione delle richieste di melata, conseguente all'arrivo di grosse quantità sul mercato tedesco di melata turca a 2,3 Euro/kg. Buona l'offerta di corbezzolo in Sardegna, regione che ha fatto registrare un'ottima produzione di questo raro miele, grazie alle anomale piogge cadute in agosto e settembre che hanno attenuato la siccità.
Le famiglie sono generalmente bel provviste e in buone condizioni, anche se in alcune zone del Nord sono segnalate perdite a causa della passata forte siccità e dei conseguenti mancati raccolti. dal Meridione c'è una buona richiesta di famiglie.


OTTOBRE 2002

Andamento produttivo. La produzione di miele di eucalipto in Calabria è stata quasi nulla, insufficiente anche per ricostruire le scorte delle api per l’inverno. Nullo, contrariamente alle previsioni iniziali, anche il raccolto di miele di corbezzolo in Toscana. La situazione delle famiglie è buona, anche se, a causa delle scorte limitate, sarà necessario nutrire le api durante l’inverno. Da segnalare la presenza di varroa a macchia di leopardo in Piemonte.
Andamento di mercato.
Mercato non molto attivo, con transizioni molto limitate, per la sostanziale assenza di offerta. Le scorte di miele nazionale sono quasi esaurite – specie al Sud - e anche quelle dei Paesi dell’Est europeo iniziano a scarseggiare. I prezzi, rispetto ai mesi scorsi, sono in ulteriore aumento per tutti i tipi di miele, soprattutto il miele di acacia, i millefiori e il tiglio.


SETTEMBRE 2002

Andamento produttivo. Confermato l’andamento produttivo prospettato nei mesi scorsi, che ha fatto registrare diminuzioni mediamente intorno al 70%. Restano scarse anche le produzioni di millefiori estivo (5-10 kg/alveare in Toscana, 11-12 kg/alveare in Emilia-Romagna), con qualche speranza per il raccolto del miele di corbezzolo in Toscana, dove la fioritura è abbondante. I migliori risultati vengono dalla produzione di melata di metcalfa (a parte in Veneto, dove le produzioni sono inesistenti), anche se resta comunque inferiore agli anni passati.
Le famiglie generalmente sono ben provviste e fortemente popolate.
Andamento di mercato. Fortissima la richiesta di tutti i tipi di mieli, con prezzi in rialzo, ma solo per piccole quantità. L’assenza di partite significative sul mercato rende i prezzi molto diversi da una regione all’altra e da partita a partita. Da segnalare una forte richiesta di miele italiano anche dall’estero, specie dalla Germania e dalla Francia, e l’importazione di millefiori e acacia dai Paesi dell’est europeo (Romania, Slovenia, Croazia) e dall’Argentina.


AGOSTO 2002

PREMESSA
Il susseguirsi di condizioni meteorologiche sfavorevoli ha determinato condizioni talmente negative sul piano produttivo apistico, tali da caratterizzare la presente annata come la peggiore a memoria d’uomo.
Le famiglie sono uscite da un invernamento particolarmente critico e difficile caratterizzato da scorte carenti e di scarsa qualità, ciò soprattutto nel centro Italia; è stato quindi necessario ricorrere ad alimentazioni di emergenza con approvvigionamento di candito e sciroppi che in qualche caso ammonta al triplo di quanto consumato nell’anno precedente.
Successivamente, in primavera le famiglie si sono sviluppate normalmente fino al peggiorare delle condizioni meteorologiche che hanno impedito o fortemente limitato i raccolti precoci primaverili ed il successivo primo importante raccolto sull’acacia.
A questo punto, soprattutto nell’Italia centrale, le famiglie hanno intrapreso una fase di declino con successivo generale indebolimento che ha impedito l’ottenimento di produzioni significative.
In seguito il protrarsi della siccità e anche l’alternarsi di temperature molto alte e molto basse ha determinato forti decrementi nella generalità delle produzioni come di seguito evidenziato.
Anche se con differenze rilevabili l’andamento negativo riguarda la generalità del territorio nazionale e si concretizza con diminuzioni drastiche della produzione che giungono a punte di perdita fino al 95% del raccolto determinando la completa assenza di diverse varietà di mieli (tarassaco, rododendro, sulla, lupinella, poliflora d’alta montagna ecc.).
Complessivamente, anche se la stagione produttiva non è conclusa, si può stimare una perdita media a livello nazionale del 60-70% per un raccolto quindi stimabile attorno alle 3000/4000 t. di miele.
Questo andamento particolarmente sfavorevole sta determinando danni strutturali alle aziende con perdite notevoli del patrimonio apistico. Per una zona molto vasta dell’Italia centrale, che comprende parte della Toscana, l’Umbria, l’Abruzzo, parte del Lazio e delle Marche, si è provveduto all’alimentazione delle famiglie da parte degli apicoltori, fino al mese di luglio, in quanto il raccolto non è stato sufficiente per l’alimentazione delle stesse.
In molte aree gli apicoltori non hanno provveduto alla smielatura del poco prodotto che si trova nell’alveare per consentire l’alimentazione delle api e nella consapevolezza che in tempi molto rapidi sarà necessario ricorrere ancora all’alimentazione artificiale.
Tale situazione colpisce soprattutto l’apicoltura professionale ed il nomadismo in quanto al raccolto inesistente o esiguo si contrappongono costi fissi di gestione piuttosto consistenti; si veda l’esempio di aziende apistiche che dall’Abruzzo, dalle Marche o dall’Emilia-Romagna trasferiscono gli alveari in Calabria per produrre miele di agrumi con un risultato molto scadente che al massimo raggiunge 10-15 kg per alveare con percorrenze dell’ordine di 500-900 km.
Per passare ad un esame più dettagliato della situazione, in particolare per quanto riguarda le singole produzioni:

1) PRODUZIONI PRIMAVERILI
La produzione è stata totalmente azzerata nella prima fase primaverile con la conseguente perdita di millefiori primaverili, tarassaco, asfodelo ed altri mieli. Per quanto concerne questa stagione la situazione negativa è generalizzata sul territorio nazionale dal Veneto alla Sicilia con la sola eccezione che riguarda alcune limitate aree della Sardegna.
2) ROBINIA
La produzione di robinia è stata molto scarsa, in alcune aree scarsissima o quasi nulla. Ad eccezione di alcuni areali dell’oltre Po pavese e del Friuli, con raccolti lievemente superiori e punte che raggiungono 20 kg/alveare, la produzione media varia da 5 a 10 kg per alveare. Vi sono zone con produzione nulla come nel caso dell’appennino emiliano-romagnolo e dell’Italia centrale e meridionale.
3) AGRUMI
Anche questa produzione è stata condizionata dal maltempo che ha determinato raccolti medio-bassi sia in Sicilia che in Calabria con una media di 10-12 kg in Sicilia e di 10-20 kg in alcune zone della Calabria mentre ad esempio nella pianura di Gioia Tauro i migliori raccolti si sono assestati a livelli più bassi, pari a 10-12 kg/alveare.
4) SULLA
La produzione di questo importante miele di colore chiaro, che normalmente si realizza lungo gran parte dell’arco appenninico, oltre a rappresentare un ottimo monoflora consente la realizzazione di pregiati poliflora dal caratteristico ed apprezzatissimo colore chiaro. Il raccolto di questo miele è stato interamente annullato per le gelate invernali e per il successivo maltempo che hanno compromesso lo sviluppo della fioritura. Ciò vale anche per altre fioriture spontanee come lupinella, trifoglio e marruca (nel grossetano).
5) CASTAGNO
Anche il raccolto di questo miele ha risentito negativamente delle condizioni meteorologiche in quanto, a seguito di un buono e puntuale avvio, si è registrato un arresto della produzione e una chiusura stentata del raccolto che ne ha determinato una produzione complessivamente medio-bassa. Anche se potrebbe essere considerato uno dei raccolti “meno scarsi”, con produzioni medie che si aggirano sui 10-15 kg, non mancano intere aree sub-regionali, come nel caso delle zone vocate del vicentino e dell’appennino reggiano, con produzioni scarsissime pari a 4-6 kg/alveare.
6) POLIFLORA DI MONTAGNA E RODODENDRO
Le produzioni sono state sostanzialmente annullate con alcune eccezioni ove si sono registrate produzioni, sia pure molto limitate, come in Valle d’Aosta e nel cuneese, con 11-15 kg/alveare.
7) TIGLIO
Anche questa produzione è stata sostanzialmente compromessa ad eccezione di alcuni areali romagnoli e del modenese. La produzione complessiva è comunque inferiore del 70% rispetto la norma.
8) POLIFLORA ESTIVI
I poliflora estivi sono totalmente o quasi assenti nelle aree di collina che caratterizzano l’appennino tosco-emiliano-romagnolo e negli altri areali a sud lungo la penisola.
9) MILLEFIORI ESTIVI DI PIANURA CON MEDICA
Il raccolto di millefiori estivi, caratterizzati dalla consistente presenza di erba medica nelle pianure lombarde, venete ed emiliane è stato scarso anche se si registra un leggero recupero con le produzioni di fine luglio ed agosto che determinano una produzione media di 12-15 kg/alveare.
10) GIRASOLE
Occorre ribadire che il primo problema che contraddistingue questa produzione è determinato dalle drastiche riduzioni delle aree investite a tale coltura a causa della politica agricola comunitaria per la sostanziale cessazione del regime di aiuti alle colture e produzioni oleaginose. E’ stata tuttavia osservata, nella generalità delle aree in cui tale coltura era in qualche modo presente, l’esistenza di fioriture contraddistinte dalla sostanziale assenza di nettare, tale da non richiamare l’ape sugli stessi fiori. Ci si interroga da più parti sulla possibilità che ciò sia determinato dall’uso di semi ibridi recentemente adottati. Il raccolto risulta quindi estremamente scarso con produzioni inferiori ai 10 kg/alveare e comunque riguardante areali estremamente ridotti rispetto le scorse annate. Risulta migliore la situazione nell’area marchigiana (15 kg/alveare). Questo fenomeno è estremamente negativo per l’apicoltura ed in particolare per quella professionale sia perché il miele di girasole si è guadagnato, con le sue caratteristiche organolettiche e con il suo colore apprezzatissimo, una buona posizione sul mercato sia per il fatto che una presenza significativa di tale coltura costituiva una sorta di rete di protezione sul piano produttivo per le aziende apistiche, soprattutto in concomitanza con le annate particolarmente siccitose e critiche sul piano della resa da parte della flora spontanea.
11) EUCALIPTO ESTIVO
Si tratta anche in questo caso di un raccolto molto basso o addirittura assente come nel caso della piana di Latina e degli areali vocati della Sicilia. In molti casi i nomadisti hanno ritirato gli alveari con 20-30 giorni di anticipo senza nemmeno svolgere la smielatura. In Calabria, soprattutto nel crotonese, si è registrata una produzione, sia pure scarsa, che si aggira su 10-12 kg per alveare analogamente a quanto è accaduto in Sardegna. In altre zone calabresi si considera già compromesso anche il raccolto autunnale per l’assenza sostanziale della fioritura.
12) MELATA
Questo raccolto si preannunciava buono per la puntuale comparsa dell’insetto il cui sviluppo è stato bloccato dall’andamento meteorologico anche se in qualche area si è ottenuto un raccolto che, per quanto scarso rispetto la media, per l’annata in corso costituisce una risorsa, come in Valle d’Aosta, Piemonte ed Emilia-Romagna (10-15 kg/alveare).

AVVELENAMENTI DI API
A completare il quadro negativo viene segnalato un allargamento sia in termini spaziali sia per quanto riguarda la consistenza delle morie di api, dovuta ai trattamenti antiparassitari contro la cicalina portatrice della flavescenza dorata ed all’utilizzo di nuovi prodotti quali il gaucho nel trattamento delle sementi. Nella presente rilevazione vengono segnalati anche avvelenamenti per altri trattamenti fitosanitari e disseccanti.

ANDAMENTO DI MERCATO
Una valutazione attendibile ed univoca dell’andamento di mercato appare ora estremamente ardua per il sovrapporsi di diversi fenomeni:
- si registrano prezzi molto alti sul mercato fra apicoltori che conducono aziende di piccole e medie dimensioni:
a) ciò è ovviamente dovuto alla necessità per queste aziende di assicurarsi un minimo di prodotto sufficiente al mantenimento della propria clientela;
b) anche i prezzi sul mercato all’ingrosso sono “virtualmente” aumentati ma sono da ritenere poco significativi sul piano della rappresentatività perché le partite trattate sono estremamente ridotte. Ciò è dovuto al fatto che importatori/invasettatori attendono il chiarirsi della situazione soprattutto per il timore di trovarsi completamente fuori mercato. E’ infatti noto che la grande distribuzione organizzata non accetta repentini consistenti aumenti dei prezzi per le proprie ragioni commerciali e di marketing;
c) si registra un sostanziale blocco del mercato delle api regine. Ciò è dovuto ad un ovvio atteggiamento di estrema prudenza da parte degli apicoltori che si trovano costretti ad adottare drastiche misure di risparmio nella conduzione della propria azienda.
La situazione produttiva è quindi da considerarsi drammatica al punto da minacciare danni alla struttura produttiva.
L’esigenza di interventi straordinari di sostegno appare indispensabile ed inderogabile non solo per sostenere la perdita di reddito ma, soprattutto, per non compromettere l’esistenza stessa del patrimonio apistico fino ad oggi esistente.


LUGLIO 2002

PREMESSA
Il susseguirsi di condizioni meteorologiche sfavorevoli ha determinato condizioni talmente negative sul piano produttivo apistico, tali da caratterizzare la presente annata come la peggiore a memoria d'uomo.
Le famiglie sono uscite da un invernamento particolarmente critico e difficile caratterizzato da scorte carenti e di scarsa qualità, ciò soprattutto nel centro Italia; è stato quindi necessario ricorrere ad alimentazioni di emergenza con approvvigionamento di candito e sciroppi che in qualche caso ammonta al triplo di quanto consumato nell'anno precedente.
Successivamente, in primavera le famiglie si sono sviluppate normalmente fino al peggiorare delle condizioni meteorologiche che hanno impedito o fortemente limitato i raccolti precoci primaverili ed il successivo primo importante raccolto sull'acacia.
A questo punto, soprattutto nell'Italia centrale, le famiglie hanno intrapreso una fase di declino con successivo generale indebolimento che ha impedito l'ottenimento di produzioni significative.
In seguito il protrarsi della siccità e anche l'alternarsi di temperature alte e basse ha determinato forti decrementi nella generalità delle produzioni come di seguito evidenziato.
Anche se con differenze rilevabili l'andamento negativo riguarda la generalità del territorio nazionale e si concretizza con diminuzioni drastiche della produzione che giungono al 95% in meno del raccolto determinando la completa assenza di diverse varietà di mieli (tarassaco, rododendro, sulla, lupinella ecc.).
Complessivamente, anche se la stagione produttiva non è conclusa, si può stimare una perdita a livello nazionale che si aggira attorno al 60-70% per un raccolto quindi stimabile attorno alle 3000/4000 t. di miele.
Questo andamento particolarmente sfavorevole sta determinando danni strutturali alle aziende con perdite notevoli del patrimonio apistico. Per una zona molto vasta dell'Italia centrale, che comprende parte della Toscana, l'Umbria, l'Abruzzo, parte del Lazio e delle Marche, si provvede tuttora all'alimentazione delle famiglie da parte degli apicoltori in quanto il raccolto non è sufficiente per l'alimentazione delle stesse.

Tale situazione colpisce anche il nomadismo in quanto al raccolto inesistente o esiguo si contrappongono costi fissi di gestione piuttosto consistenti; si veda l'esempio di aziende apistiche che dall'Abruzzo, dalle Marche o dall'Emilia-Romagna trasferiscono gli alveari in Calabria per produrre miele di agrumi con un risultato molto scadente che al massimo raggiunge 10-15 kg per alveare con percorrenze dell'ordine di 500-900 km.A completare il quadro negativo viene segnalato un allargamento sia in termini spaziali sia per quanto riguarda la consistenza delle morie di api dovuta ai trattamenti antiparassitari contro la cicalina portatrice della flavescenza dorata.Per passare ad un esame più dettagliato della situazione, in particolare per quanto riguarda le singole produzioni:

1) PRODUZIONI PRIMAVERILI
La produzione è stata totalmente azzerata nella prima fase primaverile con la conseguente perdita di millefiori primaverili, tarassaco, asfodelo ed altri mieli. Per quanto concerne questa stagione la situazione negativa è generalizzata sul territorio nazionale dal Veneto alla Sicilia con la sola eccezione che riguarda alcune aree della Sardegna.
2) ROBINIA
La produzione di robinia è stata molto scarsa, in alcune aree scarsissima o quasi nulla. Ad eccezione di alcune aree dell'oltre Po pavese e del Friuli, con raccolti lievemente superiori e punte che raggiungono 20 kg/alveare, la produzione media varia da 5 a 10 kg per alveare. Vi sono zone con produzione nulla come nel caso dell'appennino emiliano-romagnolo e dell'Italia centrale.
3) AGRUMI
Anche questa produzione è stata condizionata dal maltempo che ha determinato raccolti medio-bassi sia in Sicilia che in Calabria con una media di 10-15 kg in Sicilia e di 10-20 kg in alcune zone della Calabria mentre ad esempio nella pianura di Gioia Tauro i migliori raccolti si sono assestati a livelli più bassi, pari a 10-12 kg/alveare.
4) SULLA
La produzione di questo importante miele di colore chiaro, che normalmente si realizza lungo gran parte dell'arco appenninico, dal Piemonte alla Sicilia, oltre a rappresentare un ottimo monoflora consente la realizzazione di pregiati poliflora dal caratteristico ed apprezzatissimo colore chiaro. Il raccolto di questo miele è stato interamente annullato per le gelate invernali e per il successivo maltempo che hanno compromesso lo sviluppo della fioritura. Ciò vale anche per altre fioriture spontanee come lupinella, trifoglio e marruca (nel grossetano).
5) CASTAGNO
Anche il raccolto di questo miele ha risentito negativamente delle condizioni meteorologiche in quanto, a seguito di un buono e puntuale avvio, si è registrato un arresto della produzione e una chiusura stentata del raccolto che ne ha determinato una produzione complessivamente medio-bassa. Anche se potrebbe essere considerato uno dei raccolti "meno scarsi", con produzioni medie che si aggirano sui 10-15 kg, non mancano intere aree sub-regionali, come nel caso delle zone vocate del vicentino, con produzioni scarsissime pari a 4-6 kg/alveare.
6) POLIFLORA DI MONTAGNA E RODODENDRO
Le produzioni sono state sostanzialmente annullate.
7) TIGLIO
Anche questa produzione è stata sostanzialmente compromessa ad eccezione di alcuni areali romagnoli.
8) POLIFLORA ESTIVI
I poliflora estivi sono totalmente o quasi assenti nelle aree di collina che caratterizzano l'appennino tosco-emiliano-romagnolo e negli altri areali a sud lungo la penisola.
9) MILLEFIORI ESTIVI DI PIANURA CON MEDICA
Il raccolto di millefiori estivi, caratterizzati dalla consistente presenza di erba medica nelle pianure lombarde, venete ed emiliane è stato scarso anche se non è del tutto ultimato per cui è necessario rimandare una stima definitiva alla prossima rilevazione.
10) GIRASOLE
Occorre ribadire che il primo problema che contraddistingue questa produzione è determinato dalle drastiche riduzioni delle aree investite a tale coltura a causa della politica agricola comunitaria che ha causato la sostanziale cessazione del regime di aiuti alle colture per le produzioni oleaginose. E' stata tuttavia osservata, nella generalità delle aree in cui tale coltura era in qualche modo presente, l'esistenza di fioriture contraddistinte dalla sostanziale assenza di nettare, tale da non richiamare l'ape sugli stessi fiori. Ci si interroga da più parti sulla possibilità che ciò sia determinato dall'uso di semi ibridi recentemente adottati. Il raccolto risulta quindi estremamente scarso con produzioni inferiori ai 10 kg/alveare e comunque riguardante areali estremamente ridotti rispetto le scorse annate. Questo fenomeno è estremamente negativo per l'apicoltura ed in particolare per quella professionale sia perché il miele di girasole si è guadagnato, con le sue caratteristiche organolettiche e con il suo colore apprezzatissimo, una buona posizione sul mercato sia per il fatto che una presenza significativa di tale coltura costituiva una sorta di rete di protezione sul piano produttivo per le aziende apistiche, soprattutto in concomitanza con le annate particolarmente siccitose e critiche sul piano della resa da parte della flora spontanea.
11) EUCALIPTO ESTIVO
Si tratta anche in questo caso di un raccolto molto basso o addirittura assente come nel caso della piana di Latina e degli areali vocati della Sicilia. In molti casi i nomadisti ritirano gli alveari con 20-30 giorni di anticipo senza nemmeno svolgere la smielatura. In Calabria, soprattutto nel crotonese, si è registrata una produzione, sia pure scarsa, che si aggira su 10-12 kg per alveare analogamente a quanto sta accadendo in Sardegna. In altre zone calabresi si considera già compromesso anche il raccolto autunnale per l'assenza sostanziale della fioritura.
12) MELATA
Questo raccolto si preannunciava buono per la puntuale comparsa dell'insetto il cui sviluppo è stato bloccato dall'andamento meteorologico anche se in qualche area si potrebbe ancora ottenere un qualche risultato produttivo, tuttora da verificare.

AVVELENAMENTI DI API
Occorre segnalare l'ampliarsi del fenomeno di moria di api a causa dei trattamenti fitosanitari contro la cicalina portatrice della flavescenza dorata.

ANDAMENTO DI MERCATO
Una valutazione attendibile ed univoca dell'andamento di mercato appare ora estremamente ardua per il sovrapporsi di diversi fenomeni:
- si registrano prezzi altissimi sul mercato fra apicoltori con aziende di piccole e medie dimensioni:

  • ciò è ovviamente dovuto alla necessità per queste aziende di assicurarsi un minimo di prodotto sufficiente al mantenimento della propria clientela;
  • anche i prezzi sul mercato all'ingrosso sono "virtualmente" aumentati ma sono da ritenere poco significativi sul piano della rappresentatività perché le partite trattate sono estremamente ridotte. Ciò è dovuto al fatto che importatori/invasettatori attendono il chiarirsi della situazione soprattutto per il timore di trovarsi completamente fuori mercato. E' infatti noto che la grande distribuzione organizzata non accetta repentini consistenti aumenti dei prezzi per le proprie ragioni commerciali e di marketing;
  • si registra un sostanziale blocco del mercato delle api regine. Ciò è dovuto ad un ovvio atteggiamento di estrema prudenza da parte degli apicoltori che si trovano costretti ad adottare drastiche misure di risparmio nella conduzione della propria azienda.

A fronte di una situazione produttiva così difficile, e della conseguente drammatica crisi economica che ne deriva per il settore apistico e che ne minaccia la struttura e la stessa sopravvivenza, vengono segnalate diverse iniziative da parte di organizzazioni apistiche e agricole tese ad ottenere dagli organi competenti adeguati provvedimenti di sostegno al settore.
Sia pure considerando che il quadro delle competenze nel settore agricolo è spostato nettamente sul livello regionale sarebbe quanto mai opportuno adottare provvedimenti concertati, in tale senso, a livello nazionale.


GIUGNO 2002

L'andamento produttivo si conferma negativo al di là di ogni più pessimistica previsione. Ciò vale per la generalità del territorio nazionale con punte record in areali nei quali, nel momento in cui scriviamo (fine giugno) le famiglie di api debbono essere alimentate (diverse zone della Toscana e di altre regioni). I livelli produttivi sono bassi, alveari o inesistenti, in particolare:
Per quanto concerne i mieli di ACACIA, AGRUMI e TARASSACO vale quanto riportato con la precedente rilevazione di maggio, per i restanti:

Poliflora
Produzione scarsissima sulla generalità del territorio, rimane con una produzione media (a fine giugno) pari a 5-7 Kg. solo ai areali di pianura, è stata raggiunta una produzione pari a 10-12 Kg./alveare
Sulla
Si conferma quanto preannunciato nella precedente rilevazione: il raccolto è stato scarsissimo o inesistente, ad eccezione di qualche areale rado.
Castagno
La produzione di miele di castagno alpino e prealpino era stata avviata bene, successivamente la raccolta è stata bloccata dal maltempo e dall'abbassamento delle temperature. Ciò ha determinato una produzione media di circa 10 Kg./alveare, un dato che andrà verificato con la prossima rilevazione. Anche la produzione di castagno dell'Appennino era partita bene e successivamente è stata bloccata a causa delle alte temperature e del vento. Il raccolto tuttora realizzato, varia da 10 a 15 Kg./alveare, anche se potrebbe non essere concluso.
Girasole
Per quanto concerne questo miele occorre evidenziare il problema determinato dal tracollo di superficie riverita a tale coltura a causa della cessazione del regime di aiuti comunitari alle colture oleaginose. Sulle fioriture esistenti il raccolto che previsto in modo promettente ma, anche questa produzione è stata interrotta per cause meteorologiche e, tuttora, il raccolto non progredisce, anche in presenza di fiori. Il raccolto è scarsissimo, salvo qualche areale marchigiano, anche se occorre attendere la prossima rilevazione per avere un dato definitivo.
Eucalipto
Il raccolto estivo è appena iniziato, ma le condizioni non sono promettenti per la scarsità della fioritura presente.
Millefiori di montagna
Anche questo prodotto ha subito le sorti degli altri: dopo un inizio propellente si è registrata una caduta verticale, occorre attendere per effettuare una stima definitiva.

Come si può evincere dalle considerazioni già svolte si tratti di un anno pessimo per l'apicoltura italiana, anche se occorre per elaborare una stima nella produzione apistica complessiva non possono certo essere le produzioni in corso o da avviare (castagno, girasole, eucalipto, poliflora estivi e melata) a risollevare le sorti della produzione apistica 2002. Vi sono intere aree in cui la produzione è scarsa anche per l'alimentazione delle famiglie (Toscana, Umbria) ed altre in cui gli apicoltori saltano le smielature (Abruzzo e Lazio). Di tale situazione pare accorgersi anche il mercato che registra un decimo rialzo dei prezzi, anzi anche tali quotazioni si riferiscono a partite di ridotte dimensioni.


MAGGIO 2002

1) L'andamento produttivo in questo avvio di stagione risulta estremamente problematico nella generalità delle aree vocate su tutto il territorio nazionale. Dopo le difficoltà già rilevate negli scorsi mesi riguardo le condizioni di sviluppo delle famiglie, l'andamento meteorologico, caratterizzato da precipitazioni diffuse, vento e abbassamenti, anche consistenti, di temperatura, soprattutto di quelle notturne, ha danneggiato le produzioni primaverili di miele in modo più o meno consistente; in particolare:
Tarassaco
La produzione di questo miele primaverile è pressoché inesistente su tutto l'arco collinare dell'Italia del Nord e prealpino mentre viene segnalata una produzione di tarassaco mista a melo in Trentino Alto Adige, sia pure di modeste proporzioni.
Agrumi
La produzione di agrumi è complessivamente scarsa. Anche se una stima definitiva deve essere rinviata di qualche settimana. Attualmente viene segnalata una produzione che si aggira dai 15 ai 16 kg/alveare in Sicilia con punte fino a 30 kg/alveare. Una produzione di media pari a 18-20 kg/alveare in Calabria con punte fino a 30 kg.
Acacia
La produzione di acacia è stata complessivamente danneggiata in modo consistente, anche se il danno subito si differenzia notevolmente da zona a zona:
- possiamo considerare sostanzialmente perso il miele di acacia dell'appennino tosco-emiliano-romagnolo, dell'Italia centrale e di parte del Veneto (Colli Euganei);
- nella zona dell'arco subalpino il raccolto si è aggirato intorno ad una forbice che va
dai 10 ai 13 kg nelle aree di pianura e di bassa collina,
dai 15 ai 18 kg nelle aree subalpine con punte isolate che raggiungono i 20-25 kg in qualche zona limitata;
- anche in Friuli viene segnalato qualche areale con produzioni più alte rispetto l'andamento di questo 2002.
Sulla
Questa leguminosa spontanea evidenzia una fioritura in ritardo a causa delle condizioni di siccità che hanno caratterizzato tutto il percorso appenninico nella fase autunno-invernale. Le piogge primaverili hanno consentito uno sviluppo della pianta limitato e ritardato. Ora siamo in presenza di una fioritura scarsa che essendo tuttora in corso non consente una stima definitiva della produzione del relativo miele anche se la stessa sarà ovviamente sotto media.

2) L'alternarsi di basse temperature notturne e di alte temperature diurne, nella quasi totalità del mese di maggio, ha prodotto fenomeni di sciamatura incontrollati molto consistenti con notevoli perdite di famiglie.
3) In alcune zone limitate nel sud-est della Sardegna si registrano buone produzioni di millefiori primaverili e di agrumi.
4) Probabilmente a causa dell'andamento produttivo sfavorevole per il miele di acacia si è prodotto un rinnovato interesse per la produzione 2001 tuttora disponibile, con un conseguente innalzamento del prezzo.
5) Anche le condizioni produttive in Ungheria e nel resto del centro Europa sono sfavorevoli con conseguente innalzamento dei prezzi dei millefiori e dell'acacia che sono in corso di importazione da questi Paesi.
6) Consistente richiesta di api regine.


APRILE 2002

La produzione dei mieli primaverili è a rischio sia al nord che al sud a causa delle condizioni meteorologiche avverse, considerato il momento attuale si tratta di previsioni che debbono essere verificate nelle prossime settimane; in particolare:

Tarassaco: si prevede una produzione sostanzialmente compromessa in Piemonte e molto scarsa nelle altre aree vocate.
Sulla e trifoglio: previsione di produzione sostanzialmente compromessa nella generalità delle aree vocate.
Acacia: si registrano forti preoccupazioni per un possibile anticipo delle fioriture in concomitanza con basse temperature ed uno stato di non sufficiente sviluppo delle famiglie.
Agrumi: con gli elementi di cui si è in possesso oggi si prevede una scarsa fioritura degli agrumi in Calabria mentre in Sicilia viene segnalato un andamento produttivo molto buono, fino ad ora (24 aprile) e si può considerare di aver raggiunto la metà del raccolto.

Forte richiesta di famiglie su 5 telaini, dovuta al crescente numero di aziende che passano ad apicoltura biologica. Lo stato di sviluppo delle famiglie è in forte ritardo; vengono segnalati consistenti danni da nosema in Nord Italia ed anche da varroa. In alcune altre zone vocate la situazione si presenta normale. In Toscana, a causa dei ritardi dovuti al freddo e alla siccità, viene segnalata la necessità di alimentare tuttora le famiglie. In Liguria si rileva una buona situazione di sviluppo delle famiglie.

Si prevede molto scarsa la produzione di miele in Ungheria e negli altri Paesi dell'est Europa a causa del persistente maltempo.

Vengono tuttora segnalate disponibilità di miele d'acacia, anche per partite considerevoli e vere e proprie giacenze di castagno. Si segnalano inoltre disponibilità di poliflora di colore chiaro in Toscana.

Il mercato è sostanzialmente fermo, sono evidenziate rilevanti disponibilità di mieli presso gli invasettatori per la scarsissima domanda da parte della grande distribuzione organizzata.


MARZO 2002

Lo stato delle famiglie continua a presentarsi in condizioni molto disomogenee nelle diverse aree produttive del Paese. Lo sviluppo delle stesse è generalmente lento al nord e migliore al sud. In molte zone d'Italia permangono i sintomi di sofferenza, sia per le basse temperature che per la presenza di varroa.
Le previsioni produttive per i mieli primaverili sono pessimistiche, sia al centro-nord che al sud, a causa delle scarse fioriture previste per la siccità e per le basse temperature registrate anche nell’ultimissimo periodo.
L’andamento di mercato è molto piatto, si registrano tuttora disponibilità di miele di acacia e di miele di castagno.
A prescindere dalle condizioni climatiche si prevede un calo di produzione di miele di girasole determinato dalla diminuzione di superficie investita per tale coltura.
Permane una forte richiesta di famiglie allevate con le tecniche dell'allevamento biologico; ciò per la tendenza alla conversione da apicoltura tradizionale a quella biologica, ad opera soprattutto degli apicoltori più giovani e delle nuove aziende.


FEBBRAIO 2002

Lo stato delle famiglie si presenta in condizioni molto disomogenee e generalmente precarie in molte aree produttive del Paese. In molte zone d'Italia infatti le famiglie hanno sofferto, sia per le basse temperature che per la presenza di varroa, al punto che in molti casi si trovano in uno stato di scarso sviluppo, deboli ed anche con presenza di nosema.
Il mercato del miele all'ingrosso si trova ancora nella fase di stasi che caratterizza il periodo invernale. Tuttavia non vengono segnalate giacenze che possano essere considerate patologiche. Alcuni mieli cominciano a scarseggiare, come l'agrumi, i poliflora chiari, la sulla ecc. mentre per altri si registrano disponibilità nella norma e, solamente per il castagno, soprattutto per il prodotto meno puro, con presenza di tiglio e di altri mieli, la collocazione sul mercato risulta piuttosto difficile. Si registra comunque una buona richiesta di millefiori e anche di melata.
Risulta considerevole la richiesta di famiglie per le perdite dovute alle cause sopra indicate, cioè basse temperature e varroa.
Esiste, in specifico, una forte richiesta di famiglie allevate con le tecniche dell'allevamento biologico; ciò per la tendenza alla conversione da apicoltura tradizionale a quella biologica, ad opera soprattutto degli apicoltori più giovani e delle nuove aziende.
Si registrano pesanti condizioni di crisi per l'apicoltura siciliana a causa delle avverse condizioni climatiche ed alla presenza di varroa, gli apicoltori per questo stentano a soddisfare l'esigenza di impollinazione nelle serre.
Fortissima richiesta di cera ottenuta con le tecniche di allevamento biologico per gli stessi motivi soprariportati.
In Sardegna la disponibilità di miele è sostanzialmente esaurita anche a causa della scarsissima produzione.
Si registra un certo interessamento da parte degli invasettatori che pare dovuto ai problemi in corso per i prodotti di importazione: il divieto per la Cina e la situazione di crisi economica e anche produttiva in Argentina.


GENNAIO 2002

Il mercato si conferma stazionario; nonostante la scarsa produzione sono ancora presenti scorte consistenti di diversi tipi di mieli. Scarse le richieste di famiglie di api nonostante la stagione produttiva si stia avvicinando. Lo sviluppo delle famiglie è stato ostacolato dal permanere di basse temperature. Vengono segnalati danni da varroa e pericoli di nosema.
Sostanzialmente annullata la produzione di miele di corbezzolo in Sardegna a causa della siccità.
Scarse le importazioni dall'Ungheria in quanto il risultano esaurite le scorte di poliflora di quel Paese, mentre l'acacia ungherese viene offerta a prezzi piuttosto elevati (2,89-3,00 Euro/kg). 

aggiornato a: 03.03.2003  

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