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(25 aprile
2008) SPOPOLAMENTO
ALVEARI - 2° RAPPORTO
DI ALLERTA 2008 - 18 aprile 2008
Stimabili
in 50.000 gli alveari colpiti da
spopolamento in coincidenza
con le semine di mais. Rilevati
danni significativi anche al Sud.
In pericolo la produzione di miele,
l’impollinazione, l’esistenza stessa
dell’apicoltura.
Il perdurare di
fenomeni di spopolamento di alveari
ha indotto l'Osservatorio a condurre
una seconda rilevazione straordinaria
dello stato di salute delle famiglie
di api in Italia.
Cio' ha consentito di emanare un secondo rapporto di allerta che si allega. Nello
stesso rapporto vengono confermati i danni gia' riscontrati ed evidenziati nel
rapporto al 31-3-2008.
Vi sono inoltre delle novita' degne di rilievo, in particolare:
- a) gli
spopolamenti sono aumentati interessando
nuovi
comuni nelle stesse aree gia' investite
dal fenomeno nel nord Italia
- b) il
fenomeno si e' allargato insistentemente
nelle zone apistiche
del Friuli interessate alla semina
di mais
- c) compaiono
danni anche al sud, anche se
l'entita' degli stessi
e
il fatto
di essere piu' recenti richiedono di svolgere ulteriori approfondimenti.
Importante la riunione
svolta il 22-4 u.s. al Ministero
alla presenza delle organizzazioni
degli apicoltori, degli agricoltori
e anche dei produttori di fitofarmaci,
oltre all'Osservatorio e agli Istituti scientifici.
Nella stessa e' stata decisa la raccolta di tutti gli elementi di indagine
fin qui svolta sul piano territoriale e scientifico e l'elaborazione di un
dossier da consegnare al ministro in prossimita' di insediarsi.
Premessa
Il presente report costituisce un
aggiornamento del 1° emesso il
31.03.2008. Per comodità di
esposizione e di lettura del fenomeno
il bollettino contiene in modo unitario
sia l’indicazione dei danni rilevati
il 31 marzo, sia i nuovi rilevati
a tutt’oggi, 18 aprile 2008.
Occorre evidenziare un’ulteriore
chiave di lettura: per “spopolamento
di alveare” si intende un alveare
che ha perso la gran parte delle
api bottinatrici. Tuttavia il metodo
di segnalazione non è uniforme
per cui da alcuni territori, come
ad esempio il Friuli-Venezia Giulia,
giungono segnalazioni solo per i
fenomeni gravissimi.
Per una analisi accurata, oltre il
presente rapporto si può fare
riferimento alle associazioni locali
degli apicoltori oppure l’Osservatorio
può segnalare specificatamente
testimoni nelle singole zone, qualora
si ravvisi un concreto interesse
scientifico in materia.
La situazione si conferma allarmante
nelle aree pianeggianti della Pianura
padana, in coincidenza con la semina
del mais sono state registrate perdite
elevatissime e il fenomeno progredisce
ancora con l’avanzare delle operazioni
di semina. Sono già stimabili
in circa 50.000 gli alveari colpiti
da spopolamento che, quindi, non
potranno produrre miele.
Da quando sono iniziate le semine
del mais nella pianura padana sono
pervenute all’Osservatorio le prime
segnalazioni di gravi fenomeni di
spopolamento.
In seguito l’andamento climatico
differenziato nelle regioni e nei
territori ha molto influito e probabilmente
interagito con l’esposizione delle
api alla dispersione di sostanze
tossiche. In un primo momento i danni
più significativi si sono
verificati nel nord ovest per poi
manifestarsi in modo significativo
anche al nord est in particolare
nella provincia di Udine. In Veneto
le piogge e un elevato livello di
umidità hanno invece attenuato
i danni.
Solo per una parte è stata
fatta segnalazione alle autorità sanitarie. Rapporto
analitico segnalazione avvelenamenti (pdf
155 kb)
Per le prime
segnalazioni la perfetta contemporaneità con le semine
ha messo in connessione l’esposizione
dell’ape alla necessità di
raccolta di nettare, polline, acqua
e in particolare di rugiada contaminati,
da parte delle stesse.
Purtroppo sono da segnalare anche
importanti morie di api di campo
nella prima decade di aprile pure
in presenza di cattivo tempo e piogge
che hanno fortemente limitato le
attività di volo e di raccolta
delle api.
L’apprensione
e la preoccupazione degli apicoltori
per la ripresa delle
operazioni di semina sono elevatissime
anche per la necessità di
collocare gli apiari, ora spostati
in collina o montagna per cercare
scampo, nelle zone di fioritura anticipata
dell’acacia in pianura e quindi in
zone di significativa importanza
maidicola. C’è in effetti
un grave rischio che in contemporanea
con le prime fioriture dell’acacia
previste per i primi di maggio riprendano
le morie delle api.
In diversi
casi si è riusciti
ad ottenere prelevamenti di campioni
“ufficiali” di api da parte dei Servizi
Veterinari per la ricerca delle molecole
responsabili dell’apicidio.
All’Osservatorio giungono testimonianze
e percezioni di scarsa comprensione
della gravità dei fenomeni
da parte di servizi veterinari, anche
se le situazioni appaiono molto diversificate.
Si ritiene assolutamente necessaria
una azione di sensibilizzazione e
indirizzo in tal senso da parte delle
autorità nazionali e regionali.
Da varie regioni: Piemonte, Lombardia,
Toscana, Abruzzo e Calabria pervengono
segnalazioni per diffusi problemi
di peste europea e difficoltà di
sviluppo delle famiglie d’api.
La novità più evidente,
oltre all’espandersi delle aree danneggiate
al nord, è la rilevazione
di danni significativi anche al Sud.
Accanto a popolamenti derivanti dall’uso
di neonicotinoidi in aree frutticole,
in particolare nei pescheti contigui
agli agrumeti come ad esempio nella
piana di Sibari, vanno segnalati
danni notevoli da peste europea.
I danneggiamenti all’apicoltura nel
centro-sud, per le particolarità che
presentano e per il fatto che sono
comparsi recentemente richiedono
ulteriori approfondimenti sul piano
quali-quantitativo.
Si ribadisce
quindi che gli apicidi drammatici
registrati in questa settimana
si aggiungono alle ingenti perdite
invernali, segnalate nei mesi scorsi,
con il risultato che in molte aree
non ci saranno api in grado di raccogliere
miele e d’impollinare le specie vegetali
spontanee e coltivate, con prevedibili
ingenti danni per l’agricoltura.
Le perdite maggiori riguardano gli
allevamenti biologici, nei quali è stata
persa circa la metà del patrimonio
nazionale.
Anche questo è un aspetto
importante: il miele biologico si è guadagnato
faticosamente una buona reputazione
e una discreta preferenza di mercato
con il riconoscimento di un buon
differenziale di prezzo, tutto questo
rischia di andare perduto.
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