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Settemila tonnellate
di miele in meno rispetto alla media.
E' il risultato di un'annata tragica
per le api, al limite della sopravvivenza,
e disastrosa per gli apicoltori italiani.
La produzione di miele in Italia nel
2002 è infatti scesa del 70%
(3 mila tonnellate anziché
10 mila mediamente prodotte ogni anno).
Le cause di questo crollo della produzione
sono da imputare principalmente ad
un andamento meteorologico particolarmente
avverso, che ha impedito la raccolta
del nettare da parte delle api e la
produzione di miele, e alle stragi
di questi insetti causate da sostanze
tossiche utilizzate per combattere
alcune avversità delle piante
coltivate e per il trattamento dei
semi.
Il danno è stato talmente esteso
che è andato molto al di là
della mancata produzione di miele
e al mancato reddito da parte degli
apicoltori: le api, infatti, svolgono
un compito indispensabile alla sopravvivenza
di gran parte delle piante agro-forestali
(senza le quali l'impollinazione e
la riproduzione non potrebbe avvenire),
e la loro scomparsa è un chiaro
segnale di stress ambientale.
Il maggiore imputato è stato
come detto l'andamento meteorologico
particolarmente avverso, che ha determinato
condizioni talmente negative sul piano
produttivo apistico, tali da caratterizzare
il 2002 come la peggiore a memoria
d'uomo.
ANDAMENTO PRODUTTIVO
Le famiglie sono
uscite da un invernamento particolarmente
critico e difficile soprattutto nel
centro Italia, caratterizzato da scorte
carenti e di scarsa qualità.
E' quindi stato necessario ricorrere
ad alimentazioni di emergenza con
approvvigionamento di candito e sciroppi
in quantità, in qualche caso,
tripla rispetto a quanto consumato
nel 2001. In aggiunta, in alcune aree
del Nord Ovest e in Sicilia, si sono
aggiunti problemi sanitari, con frequenti
casi di varroa e, seppure meno preoccupanti,
di nosema.
Successivamente, in primavera, le
famiglie si sono sviluppate normalmente
fino al peggiorare delle condizioni
meteorologiche, che hanno impedito
o fortemente limitato i raccolti precoci
primaverili e il successivo primo
importante raccolto sull'acacia. Le
persistenti piogge, soprattutto nelle
zone vocate del Piemonte e della Lombardia,
per tutto il periodo della fioritura
dell'acacia, hanno infatti compromesso
il raccolto di questo apprezzatissimo
miele.
In seguito, soprattutto nell'Italia
centrale, le famiglie hanno intrapreso
una fase di declino con successivo
generale indebolimento che ha impedito
l'ottenimento di produzioni significative.
In seguito, il protrarsi della siccità
e anche l'alternarsi di temperature
molto alte (giugno) e molto basse
(luglio e agosto) ha determinato forti
decrementi nella generalità
delle produzioni come di seguito evidenziato.
Un'evoluzione positiva si è
avuta sul finire dell'estate, con
un sostanziale miglioramento della
situazione delle famiglie e produzioni
discrete di melata e, in Sardegna,
di miele di corbezzolo. In autunno
è stata segnalata la presenza
di varroa in Piemonte, anche se non
in modo diffuso. Negli ultimi due
mesi dell'anno, infine, sono stati
segnalati casi, soprattutto al Nord,
di perdite causate dalla siccità
dei mesi precedenti.
Anche se con differenze rilevabili,
l'andamento negativo riguarda la generalità
del territorio nazionale e si concretizza
con diminuzioni drastiche della produzione
che giungono a punte di perdita fino
al 95% del raccolto, determinando
la completa assenza di diverse varietà
di mieli (tarassaco, rododendro, sulla,
lupinella, poliflora d'alta montagna
ecc.).
Complessivamente
si può stimare una perdita
media a livello nazionale del 60-70%
per un raccolto quindi stimabile attorno
alle 3-4.000 tonnellate di miele.
Diminuzione
della produzione di miele rispetto
alla media annua in percentuale.
Valle d'Aosta:-
70-90 %
Piemonte:- 40-70 %
Lombardia:- 40-60 %
Veneto:- 50-70 %
Trentino Alto Adige:- 70-90 %
Friuli Venezia Giulia:- 40-70 %
Liguria:- 40-50 %
Emilia-Romagna:- 60-70 %
Toscana:- 70-90 %
Marche:- 40-60 %
Umbria:- 70-90 %
Abruzzo:- 70-90 %
Molise:- 70-90 %
Lazio:- 70-90 %
Campania:- 40-50 %
Puglia:- 40-50 %
Basilicata:- 40-50 %
Calabria:- 40-60 %
Sicilia:- 50-70 %
Sardegna:- 40-60 %
Questo andamento
particolarmente sfavorevole ha determinato
danni strutturali alle aziende con
perdite notevoli del patrimonio apistico.
Per una zona molto vasta dell'Italia
centrale, che comprende parte della
Toscana, l'Umbria, l'Abruzzo, parte
del Lazio e delle Marche, si è
provveduto all'alimentazione delle
famiglie da parte degli apicoltori,
fino al mese di luglio, in quanto
il raccolto non è stato sufficiente
per l'alimentazione delle stesse.
In molte aree gli apicoltori non hanno
provveduto alla smielatura del poco
prodotto che si trovava nell'alveare
per consentire l'alimentazione delle
api, nella consapevolezza che nel
corso dell'inverno sarebbe stato altrimenti
necessario ricorrere all'alimentazione
artificiale.
Tale situazione ha colpito soprattutto
l'apicoltura professionale e il nomadismo
in quanto, al raccolto inesistente
o esiguo, si contrappongono costi
fissi di gestione piuttosto consistenti.
Basta pensare alle aziende apistiche
che ogni anno dall'Abruzzo, dalle
Marche o dall'Emilia-Romagna, trasferiscono
gli alveari in Calabria per produrre
miele di agrumi. Quest'anno le produzioni
hanno raggiunto a malapena i 10-15
kg per alveare, contro percorrenze
dell'ordine di 500-900 km.
AVVELENAMENTI
A completare
il quadro negativo dal punto di vista
produttivo, è da segnalare
un allargamento sia in termini spaziali
sia per quanto riguarda la consistenza
delle morie di api, dovuta ai trattamenti
antiparassitari contro la cicalina
portatrice della flavescenza dorata
e all'utilizzo di nuovi prodotti quali
il gaucho nel trattamento delle sementi,
soprattutto di girasole.
Avvelenamenti sono stati segnalati
anche in Sardegna, causati dai trattamenti
per contenere la malattia "lingua
blu" degli ovini.
In altre zone avvelenamenti sono stati
causati anche da un non corretto uso
di disseccanti.
Casi
segnalati di avvelenamenti e morie
di api
Trattamenti
antiflavescenza alla vite:
Asti, Novara, Cuneo, Alessandria,
Brescia, Treviso, Verona, Piacenza,
Reggio Emilia, Modena
Trattamenti
di sementi con Gaucho:
Alessandria, Padova, Macerata, Chieti,
Grosseto, Viterbo, Foggia
Trattamenti
ai fruttiferi:
Torino, Cuneo, Verona, Bologna
Trattamenti
contro l'insetto vettore della "Lingua
blu":
Cagliari
Nel complesso, dunque,
la situazione produttiva è
quindi da considerarsi drammatica
al punto da minacciare danni all'intera
struttura produttiva.
Per meglio comprendere il livello
di crisi produttiva che nel 2002 ha
colpito l'apicoltura italiana, è
bene analizzare in dettaglio le singole
produzioni.
MERCATO
Una valutazione
univoca sull'andamento di mercato
è molto difficile per il sovrapporsi
di diversi fenomeni. Certamente, soprattutto
da settembre in avanti, i prezzi sono
aumentati molto, anche se l'aumento
ha riguardato soprattutto gli scambi
tra apicoltori che conducono aziende
di piccole e medie dimensioni. Questo
è stato provocato dalla necessità
di tali aziende di assicurarsi un
minimo di prodotto sufficiente al
mantenimento della propria clientela.
Più in generale, è comunque
innegabile che gli aumenti abbiano
riguardato i prezzi sul mercato all'ingrosso
anche per gli importatori/invasettatori,
anche se in modo più contenuto,
considerato che la grande distribuzione
organizzata non accetta per proprie
ragioni commerciali e di marketing
repentini e consistenti aumenti dei
prezzi.
L'offerta è stata per quasi
tutto l'anno molto bassa, addirittura
quasi inesistente a partire da ottobre,
a causa del sostanziale esaurimento
di tutte le scorte disponibili. Non
a caso, negli ultimi mesi dell'anno
quasi tutti i mieli - praticamente
ad esclusione della melata - hanno
raggiunto i 3,00 Euro/kg e quello
di acacia i 5,00 Euro/kg.
SITUAZIONE PRODUTTIVA
E DI MERCATO DEI DIVERSI MIELI
acacia
- agrumi
- castagno
- eucalipto
- girasole
- melata
di metcalfa - poliflora
- sulla
altre
produzioni - famiglie
e api regina
miele
esportato dall'Italia nel 2002
(pdf 10 kb) - miele
importato in Italia nel 2002 (pdf
7 kb)
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